Città di
Termini Imerese

 
 
   
 
 

FORUM - POLITICHE URBANE

INTERVENTO N. 2 - a cura di Roberto Tedesco

Grazie al processo di concertazione con il territorio, con la quale si devono individuare le linee prioritarie di sviluppo del nostro territorio, per almeno il prossimo decennio, la cittadinanza ha avuto la possibilità di partecipare agli incontri sulle politiche urbane organizzate dal Vostro Ufficio preposto.

Si coglie l’occasione con la presente missiva, anche se in modo sommario e di certo non approfondito, sottolineare quanto sia straordinaria tale opportunità per il futuro della nostra città.

Nell’“agenda delle cose da fare”, ritengo  che sia fondamentale considerare il Centro Storico un organismo complesso ma nel contempo “strategico” per lo sviluppo del territorio, con particolare riferimento al:

  • Polo della formazione e della cultura;

  • Polo dei Servizi.

Quanto al POLO della FORMAZIONE e della CULTURA, si ritiene opportuno,  puntare a quello Universitario, con l’individuazione, oltre all’attuale Facoltà di Scienze Geologiche, di nuovi spazi per le sedi, i laboratori tecnologici, le aule e i dipartimenti, all’interno del centro storico.

Questa scelta, permetterebbe una maggiore fruizione del nucleo originario della città, con la consequenziale “messa in moto” di processi di riqualificazione degli immobili che dovranno essere valorizzati per soddisfare una nuova richiesta di domanda di affitti. In questo modo sarà più semplice locare un immobile, ad esempio nella prestigiosa scalinata di via Roma, con il conseguente incentivo dei proprietari al ripristino degli stessi al fine di ricavarne un utile.

Si propone di prevedere, attraverso le politiche di incentivazione, tutti quei processi di agevolazioni economiche, rivolte allo sviluppo delle attività del settore della ristorazione, nel settore alberghiero, ed ancora con le nuove formule del modello “Paese Albergo”, del B&B, o ancora dei Caffè Culturali. Un esempio di tale “rinnovamento” è stato avviato con larghi consensi  nel centro storico di Catania, Urbino e Siena.

E’ evidente che attraverso i piccoli interventi viene alimentata la piccola impresa artigianale locale: basti pensare alle numerose figure professionali artigianali che intervengono nel processo di riqualificazione di un immobile storicizzato: muratori, falegnami, marmisti, fabbri, ecc. Tutto ciò è evidente che rimette in moto il cosiddetto processo di incremento della micro-economicità locale e cioè interventi medi-piccoli con risvolti economici che rimangono in loco perché coinvolgono “attori” locali.

A questo potenziale cambiamento del centro storico è necessario prevedere delle  “Regole” attraverso strumenti urbanistici che siano in grado di mettere in risalto il patrimonio architettonico della città.

Per tale cambiamento, è necessario individuare strumenti urbanistici specifici, quali il PIANO PARTICOLAREGGIATO, il PIANO DEI COLORI e dei PROSPETTI, e il PIANO DI RIQUALIFICAZIONE DEI TETTI (basti pensare alle cisterne di acqua in PVC di colore blu poste nei tetti della maggior parte degli immobili del centro storico!).

Oggi, ad esempio, il  tradizionale balcone con la lastra di marmo modanato, sostenuta dagli elementi in ferro battuto e adornato dalle particolari decorazioni delle ringhiere sono state, sostituite per semplicità e velocità da materiali di nuova tecnologia, quali la plastica, l’allumino e il cemento armato, che hanno radicalmente mutato le caratteristiche originarie.

Sempre in riferimento al Polo della Formazione e della Cultura, le strutture pubbliche come ad esempio la Biblioteca “Liciniana”,  il Museo Civico  “R. Baldassarre”  e la zona Archeologica di Himera con l’annesso Antiquarium, dovranno assumere un ruolo “diverso”: non  più intesi come spazi di “custodia” bensì di “apertura verso l’esterno” con iniziative culturali quali gli incontri e mostre tematiche. Quindi non più spazi destinati solo ed esclusivamente alla conservazione della memoria ma luoghi che diventano un’occasione di promozione del territorio.

Un altra specificità del territorio, che potrebbe diventare occasione di sviluppo culturale, è sicuramente quella dei pastifici, basti pensare che alla fine dell’800 erano più di sessanta in città. Questo fenomeno ha caratterizzato non solo l’attività economica ma anche gli sviluppi edilizi dei primi del ‘900. Tale peculiarità della città andrebbe valorizzata attraverso l’individuazione di “spazi della memoria del grano” adibiti ad esempio a Museo della Pasta o a “Percorso della Pasta”. Al Museo della Pasta a Roma è conservato un documento del XIII, ad opera di un viaggiatore arabo El Idrisi, in cui si evince che in questo territorio si produceva dei “vermicelli di grano” anticipando di gran lunga i viaggi di Marco Polo in oriente in cui si afferma che furono  proprio i Cinesi ad inventare la pasta.

Inoltre, è evidente che i siti archeologici ed ambientali, allocati al di fuori del centro storico, come ad esempio quelli di “Mura Pregne”, della riserva del Monte San Calogero, o della città medievale di Brucato, devono essere considerati delle vere opportunità per il turismo, non inteso nel modello del tipo “mordi e fuggi  tutto compreso in una mattinata”, ma in un turismo che si trattenga per alcuni giorni in città, usufruendo anche delle Terme, dove l’eroe “Ercole approdò nella spiaggia termitana e le ninfe, per espressa volontà di Minerva, gli aprirono una limpida vena d’acqua calda”. Un luogo quindi oltre che mitologico inteso come luogo che potrebbe rivolgersi anche al turismo del benessere.

Oltre a ciò l’Acquedotto Cornelio, unico in Sicilia, potrebbe diventare attraverso percorsi pedonali o ciclabili, dalla sorgente Brucato alle porte della città, un’offerta turistica differente dalle tradizionali pacchetti.

Occorre inoltre prevedere delle strategie di formazione del personale in grado di accogliere i nuovi flussi turistici, ed ancora è necessario il coinvolgimento dei Tour Operator che vengano interessati alla variegata offerta culturale, ambientale e termale del territorio termitano.

In riferimento al POLO dei SERVIZI, la presenza in città dell’Università, con un ruolo di cerniera tra la città di Palermo e le Madonie, attirerebbe ulteriori nuove esigenze organizzative, ossia sarà necessario individuare spazi da destinare alle segreterie universitarie, nuovi nodi di stazioni di autobus, punti d’informazione turistica ed infine nuovi uffici Comunali decentrati anche nella parte bassa della città.

Nell’ambito dei Polo dei Servizi si ritiene fondamentale che la città sia strettamente collegata in una rete di Metropolitana Ferroviaria Provinciale nella tratta Punta Rais – Termini Imerese - Cefalù, con costanti collegamenti giornalieri. Ciò per facilitarne il flusso in entrata e in uscita sia per gli studenti sia per i turisti. Occorrerà quindi una programmazione in termini di trasporti a livello non solo territoriale ma anche a carattere provinciale.
 

Risulta evidente che una tale strategia, interamente rivolta  in ambiti culturali, risulta essere in un primo momento una scelta di rifiuto  del settore industriale. In realtà non è da intendersi così. Oggi sicuramente il principale datore di lavoro della città è rappresentato dal settore dell’industria dove la crisi della FIAT, di qualche anno addietro, ha dimostrato che la città risulta fortemente connessa, dal punto di vista economico con la Zona Industriale.

In realtà la diatriba non è la contrapposizione fra la cultura o l’industria, la questione deve essere posta nei termini della “convivenza”. Oggi l’industria può rappresentare un volano di crescita economica che deve essere valorizzato attraverso opere di Urbanizzazione quali la fognatura, e le aree di stoccaggio delle merci. Occorre quindi una nuova progettazione dell’area industriale, che sia in grado di soddisfare le nuove esigenze del mercato e che abbia una facile interscambiabilità dei nodi Ferrovia-Strade-Mare.

Il porto della città assumerebbe quindi un ruolo non certo di secondo piano. Da un versante dovrà essere “annodato” con la zona industriale, in quello opposto connesso con la città, cioè con le attività di carattere culturale quali il porto turistico, come precedentemente ribadito. 

Storicamente la città ha avuto un forte legame con il porto e quindi anche con l’industria, il “Caricatore” è stato da sempre il luogo in cui le merci, venivano caricate nei bastimenti con rotte che giungevano in tutto il mediterraneo e con navi che approdavano anche nelle coste americane, basti pensare che la pasta che si produceva a Termini era molto conosciuta, nei primi del ‘900, negli Stati Uniti.

Rinnegare la zona industriale sarebbe quindi un errore irreparabile, proprio perché la vocazione industriale della città c’è sempre stata, tanté che dal porto si caricava il grano per la Capitale dell’Impero Romano (la Sicilia era tra il I e II secolo d.C.  era considerata il granaio di Roma). Sul fatto che sia stata esclusiva preferenza dei politici negli anni ’50 la scelta della zona industriale anziché quella prettamente turistica, bisogna avere qualche riserva. Semmai l’opzione all’industria è da attribuire alla posizione geografica in cui la città è sorta. Ed invero nel territorio termitano sono dislocati i nodi austostradali e ferroviari più importanti della Sicilia, i quali hanno sicuramente agevolato l’insediamento dell’industria moderna nella piana di Buonfornello. La Città grazie al porto ed alla sua vocazione industriale è sempre stata cerniera  tra le Madonne ed il mare, sin dall’insediamento dell’uomo in età paleolitica.

Al di là delle motivazioni storiche, esistono esempi di convivenza come quello di Venezia – Mestre – Marghera, che dimostrano la concreta possibilità di sviluppo in settori così vicini in termini di distanze, ma così lontani in termini di obiettivi.

E’ necessario programmare  una pianificazione territoriale in grado di soddisfare le esigenze di un territorio particolarmente articolato, forse anche pieno di contraddizioni, come, ad esempio quello di avere una zona archeologica di estremo interesse all’interno di un insediamento industriale, necessita una pianificazione che sia sostenibile nel rispetto delle generazioni future.

Roberto Tedesco


contributo inviato da Roberto Tedesco il 24/10/2006
 

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