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Una
occasione di effettuare riflessioni aggiornate su "logistica e
trasporti" per il territorio termitano mi è stata fornita dal
recente convegno sulla "Portualità Siciliana", presso l'Hotel
delle Terme di Termini Imerese, a cui ho potuto assistere,
seppur parzialmente.
Osservavo in quel caso, come mi è capitato diverse altre volte
in situazioni analoghe, lo sforzo dei relatori intervenuti,
evidente ed onesto, di fornire contributi intellettuali
sull'importanza di definire e potenziare l'offerta del sistema
portuale regionale.
Questa rinnovata attenzione sui porti è attualmente di respiro
assolutamente generale, di livello nazionale, sovranazionale e
mondiale, ed è tale che si trasforma in anelito trasfuso in
tutti gli attuali documenti di programmazione.
La conferma di ciò è ovunque, testimoniata dal vigore
intellettuale e di studio con cui si discute dell'argomento nel
mondo e nel nostro paese in particolare.
Un esempio su tutti: l'importante manifestazione "Città-Porto",
sezione della 10° Mostra Internazionale di architettura della
Biennale di Venezia che si è inaugurata il 15 ottobre scorso a
Palermo.
Una
prima riflessione di contesto: ma perchè tante persone, di
estrazione e professionalità spesso completamente diverse
guardano ai porti come nuova frontiera e occasione da esplorare
per lo sviluppo? Quanti di quegli oratori, oltre che intuirlo,
potevano dirsi certi che quello di cui discutevano poteva
costituire una soluzione, anche parziale, ai molteplici problemi
socio economici delle comunità di una parte della nostra
regione?
L'impressione è che la vera molla, oltre alle conoscenze
sull'evoluzione dei mercati della logistica, è "qualcosa" che si
sente dentro e si avverte a pelle, anche in quei casi in cui non
sono perfettamente chiari i significati e i meccanismi
fondamentali del fenomeno.
Cerco di chiarire. Penso che questo "qualcosa" sia
sintetizzabile con questa affermazione: oggi le comunità, quelle
costiere soprattutto, tornano a guardare al mare come mezzo
connettivo di civiltà, occasione vera di crescita culturale e
quindi economica. E non ho usato a caso il termine "tornano".
Gli scambi commerciali, come è sempre stato nella storia, sono
motivo e strumento principale di conoscenza reciproca e ragione
di convivenza pacifica. Il mare, confine per eccellenza, non è
solo elemento di isolamento, ma incarna l'esigenza più intima
dell'uomo di ampliare le sue conoscenze, di sfidare l'ignoto, di
guardare alle altre culture e tradizioni per esigenza di
scambiare informazioni e merci, essendo questo scopo la vera
culla della tolleranza e del rispetto reciproco.
E non c'è dubbio che questi siano tempi, forse più che mai, in
cui c'è una esigenza forte, intima di ciò.
Ecco che le città e le comunità che in esse vivono si aprono al
mare e cercano in esso nuovo conforto e nuove certezze.
Ho
la fortuna di frequentare gli argomenti della portualità,
affascinanti sotto molteplici aspetti, per motivi professionali.
E desidero a questo punto apportare anch'io un contributo a
questa meritoria (e rara) iniziativa rappresentata dal "forum"
per il Piano Strategico di Termini Imerese.
Le
infrastrutture di trasporto, destinate alle merci e alle
persone, sono oggi come mai nella storia dell'uomo, il
prerequisito indispensabile per lo sviluppo socio economico di
un territorio. I volumi degli scambi tra i popoli sono cresciuti
nell'ultimo secolo con trend di crescita non paragonabili al
passato.
Un
approccio per comprendere il fenomeno trasportistico è quello
collegato alla domanda "perché si spostano le merci e le
persone?". La domanda, al di là dell'apparente banalità,
consente di ottenere una rapida chiave di lettura dei principali
fenomeni oggi in atto.
Un
siciliano beve l'acqua che sgorga da una sorgente finlandese,
mangia biscotti fatti in Inghilterra, indossa e usa prodotti
cinesi, e così via. Il benessere economico è connesso
all'abbattimento delle barriere geografiche. Questo è uno degli
aspetti della cosìdetta "globalizzazione".
Nel
prezzo che paghiamo per ogni oggetto che ci circonda, che
usiamo, che mangiamo o che indossiamo c'è una percentuale a
doppia cifra destinata a pagare il trasporto, la movimentazione
e lo stoccaggio della materia prima, del semilavorato e dello
stesso prodotto finito.
Questa voce di costo, sintetizzabile col termine "logistica", è
quella che ancora oggi consente margini di riduzione consistenti
per i motivi che vengono di seguito sintetizzati.
Inoltre riuscire a conquistare una "fetta" di questo mercato,
con numeri spaventosamente grandi, potrebbe essere determinante
per la Sicilia, regione ancora alla ricerca di comparti in cui
attuare e realizzare il proprio sviluppo economico.
Oggi, e sempre più nell'immediato futuro, agli estremi delle
rotte fondamentali di trasporto delle merci si trovano l'Oriente
e le consuete destinazioni del Vecchio e del Nuovo Continente.
Le
Compagnie di navigazione giocano quotidianamente una partita
finalizzata alla riduzione dei tempi di movimentazione delle
merci, e tutti gli attori della catena della logistica sono
impegnati nell'individuare la massima convenienza in ognuna
delle fasi componenti.
In
questa catena logistica le rotte di navigazione e le
infrastrutture ad esse collegate svolgono un ruolo fondamentale.
L'evoluzione delle dimensioni delle navi, l'insufficienza di
Panama e di Suez, l'evoluzione rapidissima dei sistemi integrati
di trasporto per la realizzazione di nuovi corridoi continentali
ad alta capacità, sono solo gli effetti di tale ricerca che
rimette costantemente in discussione rotte e percorsi che
sembravano stabiliti e consueti.
In
tale evoluzione costante le leadership consolidate cercano di
mantenere e difendere le loro posizioni, mentre nuove realtà
affinano le offerte con proposte innovative e sempre più
competitive.
In
particolare le rotte che interessano il nord Europa come
terminale e porta di accesso al vecchio continente rischiano di
perdere la preferenza delle grandi compagnie di navigazione a
favore di rotte a latitudini più basse.
I
porti situati nella parte meridionale della nostra penisola
possono offrire ai diversi vettori marittimi, in riferimento al
fattore distanza, numerosi vantaggi. Gli scali del Mezzogiorno
consentono infatti di risparmiare 1-2 giorni di navigazione
rispetto ai porti settentrionali e fino a 7 giorni rispetto a
quelli del Northern Range, sulle rotte che attualmente risultano
le più dinamiche del mondo e che collegano l'Europa all'Estremo
Oriente. Si trovano, inoltre, in posizione di privilegio anche
rispetto alle rotte che interessano l'Africa ed a quelle seguite
dai servizi round the world, che collegano Far East,
Mediterraneo e Nord America. Ciò in quanto la distanza in miglia
marine dei porti del Sud Italia dal Canale di Suez, punto nodale
di riferimento per i traffici con il Far East, risulta
evidentemente inferiore. Potendo contare su transit times più
bassi e, perciò, più competitivi, le compagnie di navigazione
possono risparmiare notevolmente sui costi del carburante,
possono ottimizzare l'organizzazione delle rotte ed
eventualmente impiegare su altre relazioni di traffico una nave
su cinque. Nella realtà più che le distanze misurate in termini
geografici contano le distanze misurate in termini di vantaggi
commerciali e di logistica: l'84% dei servizi offerti dai porti
italiani è effettuato via transhipment, mentre i servizi offerti
dai porti del Nord Europa sono in prevalenza diretti. Rotterdam,
sulla rotta per Singapore, è in grado di offrire con servizi
diretti gli stessi transit time di Genova o Napoli. La ragione è
dovuta ai volumi di traffico, dai quali dipende se una nave
parte piena o carica solo in parte. Rotterdam compensa la
maggiore distanza non effettuando scali intermedi. Si comprende
perciò l'importanza notevole che riveste anche la disponibilità
di carico locale, che dipende essenzialmente dall'estensione del
bacino di utenza del porto. A parte la localizzazione
geografica, l'attrattiva di un porto dipende perciò da diversi
fattori di diversa natura, tra cui: accessibilità dello scalo;
infrastrutture portuali; disponibilità di spazi retroportuali;
presenza di servizi di rango elevato legati al porto; costi dei
servizi portuali (ormeggio, rimorchio, pilotaggio, servizi
accessori), che si aggirano attualmente intorno ai 12.000/15.000
$ per una nave da 3.800 TEUs; diffusione di una "cultura
portuale"; grado di congestione; grado di integrazione tra
servizi di trasporto marittimi (collegamenti intermodali); grado
di integrazione con la navigazione di cabotaggio ed i feeder
services; fattori legati al marketing, come condizioni di
vendita, contratti tipo, etc.; probabilità di scioperi, di
errori, di danneggiamenti, di furti, etc.; tempi di resa nel
porto (considerando che il costo di permanenza di una nave
porta-containers di medie dimensioni è di circa 20.000$ al
giorno); estensione e peso economico del retroterra (e quindi
disponibilità di carico locale). Tutti questi fattori
costituiscono degli importanti parametri di riferimento e,
perciò, discriminanti sempre più decisive nella scelta del porto
da scalare da parte delle linee di navigazione.
Con
queste prospettive il Mar Mediterraneo si appresta a giocare un
ruolo sempre più importante nella evoluzione dei traffici
mondiali su nave. Le proposte attuali di potenziamento del
canale di Suez, o di una sua alternativa, la realizzazione di
corridoi continentali su ferro ad alta capacità, l'attesa
attuazione della Convenzione di Barcellona per la realizzazione
della "zona di libero scambio", pongono sempre in maggiore
evidenza la possibilità di sfruttare convenientemente il Mare
Nostrum (come definito dai Romani) come "porto del mondo",
origine e destinazione dei traffici per il vecchio continente e
crocevia nelle rotte verso il continente americano. E ciò mentre
in prospettiva si cominciano ad intuire le potenzialità connesse
alla crescita dei mercati del continente africano.
Tali indiscutibili fatti economici si intrecciano
indissolubilmente all'evoluzione degli scenari di geopolitica
internazionale, che vede proprio nell'interfaccia tra i tre
continenti Europa, Asia e Africa il il fulcro dei futuri
equilibri ed il laboratorio naturale dove sperimentare formule
che portino all'auspicata convivenza pacifica e prospera tra
popoli culturalmente diversi.
Gli
scambi commerciali, come è stato nella storia, sono motivo e
strumento principale di conoscenza reciproca e di convivenza. Ed
ancora una volta il Mediterraneo, in questo senso "Porto della
Storia", come è successo nei secoli passati, può nuovamente
svolgere un ruolo importante nel tessuto connettivo mondiale.
In
questa competizione il rischio però è quello di iniziare una
"guerra tra poveri". Anche se alcune scuole di pensiero non
sembrano concordi, non si deve pensare che la sola
intercettazione delle rotte di lunga percorrenza sia il punto
nevralgico della sfida attuale. Ciò è errato per diverse
ragioni. Intanto le compagnie di trasporto hanno già compiuto
una scelta importante interpretando la convenienza nella
direzione del gigantismo navale. Ciò ha comportato la rinuncia,
senza eccessivi rimpianti, alla compatibilità con i canali di
Panama e di Suez (le nuove navi semplicemente non passano!),
mandando il chiaro messaggio che la modificazione delle rotte
anche per centinaia di miglia può non essere determinante nella
corsa alla riduzione dei tempi e dei costi.
Ciò
rende di evidente comprensione come sia rischiosa la corsa a
costruire grandi porti containers concorrenti nell'ambito di
poche centinaia di miglia se non supportati da un entroterra che
fornisca una "catena" di servizi logistici a valore aggiunto.
L'esempio di Gioia Tauro: pochi anni or sono il traffico di quel
porto, e di conseguenza il fatturato, ha subito un crollo
drastico perché la Evergreen, una delle grandi compagnie
portacontainers, ha scelto di fare scalo su Taranto grazie ad un
risparmio di pochi dollari su ogni container movimentato.
Gioia Tauro e Taranto distano 231 m.m. e ciò non ha fatto gioco
nella scelta della Evergreen. Ciò probabilmente non sarebbe
accaduto se, al di là del porto di scalo vifosse stata l'offerta
di un vero "sistema" logistico, una catena in grado di assolvere
completamente alle esigenze di chi produce, di chi trasporta, di
chi deve distribuire, di chi deve vendere e consegnare al
cliente finale.
Questo è il vero punto di forza, e la corsa all'aggiornamento
continuo su cui sono impegnati i grandi porti del Nord Europa.
La Sicilia può giocare la partita potenziando
l'offerta soprattutto nella fase di
trattamento, lavorazione e movimentazione delle merci che si
sono avvicinate dalle grandi distanze (Far East) grazie
all'industrializzazione dei cicli di trasporto in "catene
logistiche integrate".
Ciò significa che la Sicilia può operare come piattaforma
logistica per:
- Transhipment[1] e Short Sea Shipping[2]
- Stoccaggi e immagazzinamenti in centrali di distribuzione[3]
- Lavorazione delle merci in arrivo per il successivo
trasferimento (assemblaggi, classificazioni, packaging, etc.)
Tutto questo comporta l'attivazione di una nuova architettura
logistica regionale composta a partire dall'individuazione di
grandi aree regionali per l'impianto di grandi piattaforme
logistiche, dotate di connessioni intermodali di trasporto
(mare, ferro, gomma), con interporto e distripark[4]. Il porto
in questo gioca un ruolo fondamentale, come il collegamento
ferroviario ad alta capacità.
Queste grandi aree devono essere necessariamente all'esterno
delle città maggiori, assolutamente ben collegate con linee
ferroviarie ad alta capacità e autostrade. Tra le poche aree
esistenti in Sicilia con caratteristiche vicine alle necessarie
vi è senz'altro Termini Imerese.
Nella Regione Siciliana è stata compiuta una fase di
pianificazione del sistema regionale dei trasporti. Tuttavia ad
oggi restano solo alcuni documenti ma nessuna visione strategica
chiaramente interpretata, perseguita e soprattutto attuata.
Gli
Interporti di Catania e Termini Imerese, ancora distanti
dall'essere realtà, in assenza di portualità adeguate e di
collegamenti ferroviari ad alta velocità col continente sono
opere destinate ad aggiungere non molto all'offerta del sistema
regionale nello scenario nazionale.
La
prevista rete degli autoporti, dei quali solo un paio in fase di
progettazione avanzata, è poco più di una previsione di opere di
mero interesse locale e di categoria.
I
porti principali sono in ambito cittadino e sede di Autorità
Portuale (Palermo, Messina-Milazzo, Catania, Augusta, Trapani).
Cinque Autorità in una Regione con i bassi livelli di traffico
attuali di contro ad una esigenza fortissima di fare sistema e
di specializzarsi, sono una cosa incomprensibile per gli addetti
ai lavori.
Nessuno di questi porti è oggi in grado di ospitare le grandi
navi portacontainers e d'altronde nessuno ha, né può avere, la
configurazione di piattaforma logistica di cui si è parlato
(porto+interporto+distripark).
Al
di là dei porti sede di Autorità, che, tranne forse per Augusta,
non potranno mai concorrere all'atteso salto di qualità nel
sistema logistico, la Regione mantiene ancora la titolarità di
porti che con investimenti adeguati potrebbero svolgere un ruolo
importante (Termini Imerese, per esempio).
Ebbene, cosa c'è da fare? In termini estremamente sintetici la
partita si gioca su tre tavoli: quello statale per la parte
competente (ferrovie, strade), quello comunitario per liberare
risorse disponibili alla Regione e quello Regionale per lo
snellimento delle procedure. Occorre quindi:
-
una rilettura critica dei documenti di programmazione
regionale sui trasporti al fine di trarre conclusioni chiare e
certe su cui convenga attivarsi;
-
una adeguata contrattazione Stato-Regione per i redigere i
fondamentali accordi di programma finalizzati all'attuazione
della "piattaforma logistica siciliana": ciò significa
l'attuazione dell'alta velocità ferroviaria e di alcuni
potenziamenti fondamentali;
-
un ruolo deciso nella programmazione delle risorse comunitarie
2007-2013, per il necessario reperimento dei finanziamenti
occorrenti ai fini dell'attuazione della parte Regionale del
programma.
Fatto questo la parola passerà ai mercati e nella fattispecie
alle compagnie di navigazione e di logistica integrata, che
devono trovare nei nostri territori reale ed effettivo
vantaggio.
L'equilibrio col nostro sistema sociale, una effettiva
sostenibilità e compatibilità ambientale, infine potranno dare i
frutti auspicati.
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[1] Trasbordo di container da una
nave all'altra.
[2] Navigazione a corto raggio. Esprime il movimento di merci e
passeggeri via mare tra porti nazionali, tra porti situati
nell'Europa geografica o tra questi ultimi e porti situati in
paesi non europei con una linea costiera sui mari chiusi alle
frontiere dell' Europa.
[3] Oggi la grande distribuzione, i negozi on-line, grandi
aziende produttrici hanno magazzini di distribuzione concentrati
per servire macro regioni, l'intero paese o persino aree
geografiche continentali.
[4] Complesso logistico retroportuale, dotato di strutture di
stoccaggio e di distribuzione delle merci, in grado di fungere
da elemento di interscambio fra diverse modalità di trasporto e
da anello di congiunzione fra industria e servizi. Di solito è
localizzato in una zona franca. |