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"Leggendo il
resoconto del
tavolo di discussione sulla formazione e cultura ci
convinciamo sempre di più come sia necessario dividere i tavoli
e formare un dibattito serio sulla cultura. Ci teniamo,
comunque, che si sappia che NON siamo stati certo noi a
lamentarci del “termitano”, anzi, che alle nostre manifestazioni
ha partecipato sempre in numero proporzionato all’evento.
Inviamo, quindi, il nostro contributo.
La cultura a Termini
Imerese ha raggiunto un punto di non ritorno, in grave ritardo
rispetto alla trasformazione ed allo sviluppo del territorio che
in questi anni ha accompagnato la nostra comunità.
Crediamo non si possa negare che esista in questa città un
problema serio che più volte la nostra associazione ha sollevato
con forza e che mai ha ricevuto attenzione.
Riteniamo che la Cultura di una città e di un territorio non
riguardi solo ed esclusivamente la storia, la tradizione e la
conservazione (peraltro ignorata e vilipesa) e che troppo spesso
ciò diventi pura commemorazione;
sosteniamo che la Cultura di una città non è l’intrattenimento
estivo a scopo meramente ludico;
ribadiamo che la Cultura è riscatto morale e sociale, è veicolo
di valori positivi, è “occupazione” di luoghi e spazi da parte
del cittadino, è un riaffermarsi della legalità;
pensiamo che la Cultura di una città possa e debba essere
sintesi tra passato e futuro, tradizione e ricerca, crescita
sociale e occasione di sviluppo economico.
Come dettato dall’art. 9 della Costituzione Italiana sviluppare
e sostenere questo processo è compito doveroso di chi ha assunto
responsabilità civiche.
Il tessuto culturale di una città nasce dalla progettazione e
dalla riorganizzazione del territorio tenendo conto degli
operatori che vi agiscono in virtù della loro competenza,
professionalità e risultati ottenuti, analizzandone bisogni e
problematiche.
I problemi più urgenti sono gli spazi liberi e a disposizione di
tutti per garantire la libertà d’espressione senza censure
preconcette. I costi della cultura non vanno caricati
all’amministrazione ma essa deve farsi carico di garantire il
libero accesso agli spazi comunali per garantire un diritto
sancito dalla Costituzione, che negato alimenta il clientelismo
e calpesta la dignità artistica e personale degli operatori
culturali del territorio.
Altro problema urgentissimo è creare un interlocutore con potere
decisionale e di coordinamento per tutte le esigenze delle
associazioni culturali che realmente hanno lavorato e funzionato
sul territorio.
Il sicilianissimo silenzio strategico o addirittura il
serpeggiante boicottaggio delle manifestazioni non gradite o non
“politicamente corrette” è arma che crediamo non debba
appartenere alla cultura politica di una città che vuole
candidarsi come polo turistico e di sviluppo economico.
In quanto operatori culturali, pertanto, riteniamo prioritario
formare al più presto un tavolo di discussione esclusivamente
dedicato alla cultura per non perdere l’ennesima opportunità di
attivare un processo virtuoso e concreto da introdurre nel Piano
Strategico Territoriale per fare quello scatto di qualità che
ormai da anni, in tutte le sedi competenti, chiediamo a viva
voce e, soprattutto, svincolare l’attività culturale dalla
politica, sottrarre l’offerta culturale alle logiche politiche
dell’appartenenza, favorire la libera circolazione delle idee,
la piena libertà d’espressione e promuovere le professionalità
restituendo dignità e diritti ad un settore troppo spesso legato
a favoritismi inutili e passeggeri.
Per non continuare a parlare teoricamente e ritornare su punti
di discussione già effettuati vogliamo proporre azioni concrete
e progettuali che, crediamo, abbiano un elevato grado di
fattibilità.
Officina delle Arti.
Il progetto ha per obiettivo la creazione di un consorzio tra
associazioni culturali, artigianato locale, enti pubblici,
Università (con gli istituti competenti), aziende private che
vogliono investire nella cultura promovendo progetti e scambi
culturali in campo nazionale ed internazionale, anche attraverso
gli istituti culturali italiani all’estero.
L’Officina delle Arti, per non gravare con dei costi
fissi, dovrebbe tentare di realizzare le proprie iniziative
attraverso sponsorizzazioni pubbliche e private che di volta in
volta sostentino i progetti culturali, attingendo anche a fondi
ministeriali e della Comunità Europea.
Quando parliamo di Officina delle Arti pensiamo ad un luogo dove
l’arte pura s’incontra con la fattibilità ed il mercato, dove
l’azienda può trovare un artista che studi un nuovo design per
il proprio prodotto, dove l’ente pubblico trovi gli operatori
culturali per fare formazione presso i giovani coniugando
tradizione e ricerca attraverso l’azione teatrale ed artistica,
gli studi sul campo e percorrendo nuovi percorsi comunicativi,
esplorando nuovi linguaggi espressivi che ci avvicinino più
possibile alla cultura europea.
Attraverso l’Officina delle Arti incentivare le biblioteche e i
musei ad aprirsi alle nuove realtà artistiche e a nuove forme di
comunicazione favorendo iniziative atte a sviluppare la ricerca
e la sperimentazione.
Infine sarebbe un luogo per favorire e proteggere maggiormente
quella cultura (arte, teatro, danza, ecc.) che, lontana dalle
logiche di mercato, è patrimonio per la crescita di un popolo.
L’Officina delle Arti potrà essere operativa subito per quel che
riguarda le attività già esistenti; crediamo, comunque,
indispensabile la creazione di una struttura operativa che
preveda una direzione, una segreteria, un consiglio di esperti e
un comitato esecutivo.
Per il progetto particolareggiato rimandiamo ad un seguente
contatto, fiduciosi che questi spunti possano essere integrati
da altre valutazioni che servano a sviluppare maggiormente il
nostro progetto per una chiara inversione di tendenza, per
cominciare finalmente a pensare la cultura come un’occasione di
sviluppo, anche economico, per il futuro.
Per finire ricordiamo cosa è scritto sul frontespizio del Teatro
Massimo di Palermo.
L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita
Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire."
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