![]() E ancora aperto il dibattito tra gli studiosi sulle origini di Termini Imerese. Molto probabilmente i primi abitanti furono gli uomini delle caverne; di questa civiltà si hanno informazioni, quando alcuni individui si sono insediati nella contrada Cortevecchia e sul vicino monte Castellaccio. Come sia avvenuto questo stazionamento è impossibile stabilirlo , di certo è, che questa comunità iniziò a praticare lagricoltura e la pastorizia da come si può evincere dai reperti archeologici custoditi al Museo Civico Romano Baldassare: il clima caldo, labbondanza delle acque, la posizione strategica, sono alcuni degli elementi che hanno favorito lo sviluppo di questa civiltà.La storia di Termini è strettamente legata alle vicende della vicina colonia greca Himera; ambedue sono vicine ed intimamente legate da rapporti commerciali, economici e culturali. Secondo la mitologia greca, Himera era la sorella di Mennone, questultimo era il figlio di Titone e di Aurora. Lo storico termitano, Vincenzo Solito, a proposito delle origini della città, in un suo libro del 1669 dal titolo Termini Imerese scrisse: Fu costantissima opinione di tutti gli autori che la città di Termini fosse stata additata, anzi fabbricata dai cittadini di Himera, onde la città viene chiamata Himerense dal nome della medesima sua fenetrice". Nellanno 648 a.C. venne fondata Himera, ad ovest della foce del fiume omonimo e sulle due colline che dominano la grande pianura di Buonfornello. ![]() A costruire questa nuova colonia fu un nucleo misto di coloni ionici e dorici arrivati in questo territorio dalla lontana Magna Grecia. Nel 480, il signore di Siracusa, Gelone si alleò con Terone di Agrigento; sconfisse i cartaginesi ad Himera, e per suggerimento di Damarete inserì nel trattato di pace una particolare clausola, che vietava agli sconfitti cartaginesi i sacrifici umani nei loro riti religiosi. Infatti era usanza sacrificare i primi geniti che avevano compiuto il decimo anno di vita al Dio Moloch. La cavalleria siracusana, grazie anche alla tenacia degli imeresi sbaragliò duramente le truppe cartaginesi che dovettero rinunziare, almeno per il momento, allidea di conquista della splendida colonia greca. Gli imeresi nel tripudio della vittoria contro il nemico, nel 480 a.C. costruirono, in prossimità della sponda occidentale del fiume Himera, il tempio della Vittoria. Venne realizzato al di fuori del centro urbano, questo tempio rappresenta ledificio di culto religioso più maestoso che la comunità realizzò ad Himera. ![]() E un tempio di stile dorico di 56 per 22 metri, periptero esastilo con 14 colonne sui lati lunghi, elevato su krepidoma di 4 gradini, con pronao, cella e opistodomo è costruito in tufo conchiglifero. Di estrema importanza architettonica-artistica sono le grondai a forma di teste leonine custodite presso il Museo Nazionale di Palermo e il Museo Civico. Nel 415 a.C. Himera si dichiarò alleata della potente città di Siracusa, ma qualche anno più tardi nel 409 a.C. dovette arrendersi allira vendicatrice di un nuovo attacco del popolo cartaginese, pronti a tutto pur di soggiogare le città greche della Sicilia occidentale. Non fu un momento felice per le colonie greche di quel tempo, infatti anche Selinunte come Himera fu assediata dagli invasori che rasero al suolo tutto quello che incontravano lungo la loro via. A capo della spedizione cartaginese, vi fu Annibale Giscone spietato condottiero militare, il quale giunto nella piana di Buonfornello, senza alcuna remora pose lattacco ad Himera, e grazie allimpiego di formidabili micidiali macchine, le catapulte, sfondò le mura della città facilitando il compito offensivo dei suoi inferociti soldati. Lo spirito combattiero degli imeresi riuscì solo per qualche giorno ad opporsi alle truppe nemiche; infatti questultime razziarono gli edifici pubblici e privati, e polverizzarono ogni cosa che incontrarono lungo il loro passaggio. Alla fine, completata la strage, gli africani diedero fuoco alla città tanto che oggi ben poco affiora dagli scavi. Il tetto in legno del tempio della Vittoria, decorato in ogni sua parte con pregevoli affreschi , si polverizzò in un battibaleno e con esso andarono perduti altre costruzioni quali il temenos e gli edifici pubblici annessi, le imponenti fortificazioni che delimitavano il perimetro urbano della città e numerosi edifici privati. Ma prima di arrivare alla tragica disfatta del 409 a.C., Himera fu una città di grande prestigio, ad avvalorale tale ipotesi lo dimostra una fiorente zecca, che nel periodo compreso tra il 550 e il 530 a.C ., coniò numerosissime monete ![]() evidenziando il potere e lo splendore della città stessa. In questo periodo nacque il poeta Stesicoro da Imera, illustre maestro di poesia, dai critici letterari paragonato addirittura ad Omero. Per primo cantò la leggenda dei Fratelli Pii di Catania, che salvarono i vecchi genitori dalle fiamme dellEtna, e che successivamente il poeta Virgilio trasformò nella leggenda nazionale romana del Pius Aeneas nellEneide. Laccurata ricerca archeologica ha dimostrato che limpianto urbanistico di Himera, venne progettato secondo uno schema edilizio piuttosto efficace per quel tempo: infatti non si limitava a prevedere per gli isolati le aree da occupare, ma anche secondo uno schema di ripartizione, una condotta a cielo aperto denominata Ambitus la cui principale funzione era quella dello smaltimento delle acque piovane. LAmbitus mediano divideva lisolato in due zone, mentre una serie di Ambitus ortogonali lo ripartivano in aree quadrate di 16 metri per lato, ognuna delle quali destinate a un lotto edificabile. Di estremo interesse architettonico risultano le abitazioni in modo particolare quelle più grandi: In quasi tutte si nota la presenza di un complesso di vani solitamente costituito da tre stanze aperte su un vasto ambiente il quale a sua volta era comunicante con il cortile centrale. Questa grande spazio centrale, con molta probabilità, era utilizzato come luogo comune o meglio come centro delle attività domestiche. Sul piano della collina è possibile notare larea sacra, un grande spazio dove ogni giorni gli imeresi si incontravano per pregare ma anche per mercanteggiare e scambiare le merci dei viaggiatori che giungevano da tutto il Mediterraneo. In questo grande spazio pianeggiante, è possibile notare quattro edifici di culto denominati templi A, B, C e D, secondo gli archeologi il più antico dovrebbe essere il tempio A, di forma rettangolare le sue misure sono 16 metri il lato maggiore mentre 6 per quello minore. Il tempio B, che fu utilizzato fino al 409 a.C., è ledificio più rappresentativo di tutta larea Sacra, si sovrappone al Tempio A inglobando nel basamento le fondazioni; è a pianta rettangolare 30 per 11 metri circa, con accesso da Est per mezzo di una modesta pedana. Il tempio C di dimensioni 15 per 7 metri circa, è anchesso orientato ad est, la costruzione è bipartita da un muro divisorio che danno origine a due ambienti di proporzioni diverse. Infine il tempio D si presenta con un impianto di forma rettangolare, 14 per 7 metri circa, è del tipo ad Oikos, cioè senza divisioni interne, si accede ad est per mezzo di una pedana a bassissima alzata, di dimensioni 5 per 3 metri. ![]() Innumerevoli sono i reperti archeologici che è possibile ammirare presso lantiquarium di Buonfornello, testimonianze che rendono più chiaro quanto sia stato laborioso il popolo di questa città: anfore e vasi per il corredo delle tombe, le Dracme, le Didramma, i Tetradrammi, il Triobolo, le Litre, e le Hemlitra, le ceramiche di fabbrica corinzia, coloniale e indigena, le numerose statue, le antefissa, i vasi di fabbrica Attica, le lucerne , i bicchieri a vernice nera, le maschere in terracotta, le statuette caricaturali, sono alcune delle preziose testimonianze rinvenute durante gli scavi archeologici eseguiti in un periodo compreso tra la fine del 800 fino ai giorni nostri. Tra i personaggi di quel tempo più popolari non solo ad Himera ma anche ad Atene è necessario evocare il nome di un famoso atleta: Crisone. Egli fu protagonista di numerose olimpiadi riscuotendo ampi successi sportivi. Vissuto tra il V e il IV secolo d.C., Crisone ebbe modo di mettersi in luce come podista in numerose competizioni. In un affresco del XVI secolo custodito nel palazzo comunale, il pittore termitano Vincenzo La Barbera nel 1610 lo raffigura con delle piccole alette ai piedi proprio per esaltare la qualità di maratoneta. Nella piccola sala dedicata alla città dHimera, presso il Museo Civico sono custodite alcune testimonianze che evidenziano lo splendore della colonia greca tra queste dobbiamo sottolineare, oltre agli innumerevoli reperti di questo periodo, Purtroppo anche Himera, come numerose altre colonie di quel tempo, ebbe un inizio, una fase di grande splendore ed infine un tragico epilogo. Come abbiamo sottolineato in precedenza, nel 409 a.C. i cartaginesi saccheggiarono la città cancellando per sempre lo splendore di Himera che per anni, i poeti di quel tempo, avevano cantato nelle loro leggende. (cenni storici a cura di Roberto Tedesco) |
Le origini di Himera. |